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«Camminai con gli occhi imbambolati, come in un sogno. Quando vidi che davvero una delle chiese più antiche non aveva la facciata, che proprio nella cattedrale mancava (prima non me ne ero mai accorto) una navata, la quinta, a sinistra; che anche negli edifici più belli e armoniosi era rimasto qualche cosa di incompiuto come se la mano dell’uomo avesse avuto timore di raggiungere l’estremo limite di un sogno troppo bello (…) mi parve di capire tutta la mia storia… Le cose belle, le cose, soprattutto, di una bellezza delicata e profonda, non durano quaggiù. Passano e non durano. E questo è il più forte grido del mio amore per lei, della mia nostalgia».
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