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Cinquant'anni di vita letteraria romana, non ricavata dai libri, ma dalla memoria di chi l'ha vissuta, dal 1911 agli anni Sessanta: i giornali, le polemiche, i teatri, quel clima sociale ed economico da Eldorado che era l'Europa al principio del secolo, il cinema muto, le stravaganze di Lucio D'Ambra, ma soprattutto incontri, ricordi e profili di scrittori, l'intervista a D'Annunzio e l'alloggio di Tozzi, lo studio di Pirandello e le preoccupazioni di Linati; Rosso di San Secondo, Cardarelli, Silvio D'Amico, Alvaro…
Non mancano le notizie inedite, i documenti, le lettere (di Gide, della Deledda, di Moravia giovanissimo), ma Arnaldo Frateili, ancor più che a ricostruire un mosaico, mira a resuscitare il sentimento delle cose: è così che queste memorie, dietro la cronaca e il ritratto dei tempi, diventano una felice guida di storia letteraria, l'elogio affettuoso di una generazione di scrittori. Nel raccontare, l'autore possiede e sa ricreare il calore della rivelazione, della scoperta, ha la qualità rara dell'attributo definitivo. Ed ecco che in queste pagine di vita civile e letteraria, di frizioni, dispetti, entusiasmi, chiacchiere, progetti, poi, per virtù di stile, all'improvviso campeggia una figura, un gesto, e nell'alone di quell'immagine le memorie prendono corpo e nuove dimensioni, si dilatano nell'immaginazione e vi si fissano. In alcune di queste evocazioni, cinquant'anni sembrano una pittoresca preistoria, altrove il ricordo corre sul filo di un'attualità che fu di quella generazione, e nel fluire della narrazione scorre sempre la verità e la poesia di un favoloso mondo ritrovato.
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