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Francesco De Sanctis non volle mai disgiungere il suo lavoro di critico letterario da quello di uomo, ossia non separò mai la scienza dalla vita, il realismo dall’ideale. I manoscritti conservati presso l’antica Biblioteca provinciale di Avellino illuminano uno svolgimento intellettuale e un percorso politico costantemente rivolti alla militanza e alla interpretazione critica della realtà. Dai giovanili discorsi della scuola di Vico Bisi alla traduzione delle prime scene del Faust di Goethe, all’esperienza di governatore di Avellino nel 1860, dalla prefazione a "Le Ricordanze" di Luigi Settembrini ai saggi critici su Giacomo Leopardi, dalle lettere agli amici e agli elettori al prezioso racconto autobiografico "Un viaggio elettorale", Francesco De Sanctis conserva quella sua ineguagliabile lucidità di analisi che sempre si associa alla ricerca di un ideale vivente.
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