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Il romanzo ci trasporta in una città dell’Italia Meridionale all’inizio del secolo, attraverso i racconti con cui la nonna ottuagenaria accompagna il sonno del nipotino, voce narrante del libro. “Mi ricordo…”: di qui si dipanano le vicende della famiglia dell’ingegnere che sta costruendo il grande molo della città portuale, come un ininterrotto flusso di coscienza in cui le rievocazioni della nonna sono filtrate, a loro volta, dai ricordi del nipote. I sotterranei conflitti familiari, la silenziosa ribellione alla convenzionalità dei rapporti e al perbenismo della madre, ottusamente autoritaria e ossessionata dalle convenzioni sociali, il primo delicato innamoramento della narratrice, si susseguono, delineando a mano a mano i personaggi e l’ambiente familiare e sociale. Al di là dei contenuti, quello che rende interessante il romanzo è da un lato la tecnica narrativa, con cui si intrecciano i ricordi della nonna e del nipote che si ricorda della nonna, dall’altro la caratteristica della prosa, costruita da lunghi periodi, in cui i ricordi rampollano l’uno dall’altro, con indubbia efficacia, simulando il meccanismo psicologico della memoria.
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